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Paese di destinazione : Stati Uniti
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Jérôme Dreyfuss

Jérôme Dreyfuss è uno stilista francese che fa sognare i guardaroba di tutto il mondo. Billy, Lulu, Igor o Bobi, per citarne solo alcuni, sono fra i nomi delle iconiche borse che ha creato al momento del suo debutto nel 2002. I pezzi di Jérôme Dreyfuss sono immediatamente riconoscibili per la loro astuta finezza, i piccoli dettagli e l'eleganza. Ma anche per i famosi piccoli rivetti metallici, che sono la firma del marchio. Realizzati con materiali lussuosi come la pelle di vitello, agnello o capra, sono progettati per durare a lungo e invecchiare con eleganza. Una borsa o un paio di scarpe Dreyfuss rappresenta l'amore per i materiali di alta qualita e il desiderio di tenere un bel pezzo il più a lungo possibile. 
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Jérôme Dreyfuss
INTERVIEW
Jérôme Dreyfuss

Semplice, diretto, spontaneo. La sua più grande passione è il giardinaggio, coltivare e passare il tempo a lavorare con la terra nel suo giardino. L'obiettivo di Jérôme Dreyfuss, il designer delle borse che fanno sognare le donne più eleganti del pianeta, è quello di fare del bene e rendere felici le persone che lavorano nella sua squadra. Abbiamo fatto due chiacchiere nel suo laboratorio nel cuore pulsante del Marais in una mattinata di pioggia.  

JÉRÔME, HAI LANCIATO IL TUO BRAND NEL 2002. IN CHE MODO SI È EVOLUTO DA ALLORA?

Ho cercato di farlo evolvere senza lasciarmi imporre scelte che non fossero mie. Faccio ciò che mi si addice di più.

COME SEI RIUSCITO A SVILUPPARE UN TUO STILE PERSONALE NEL CORSO DELLA TUA CARRIERA?

Non credo che il mio stile si sia sviluppato, ho fatto ciò che ero. Le persone mi chiedono sempre come sono arrivato dove sono oggi, basta essere sinceri. Se una cosa non è sincera, non è destinata a durare. Ho iniziato dall'abbigliamento, ma poi mi sono fermato perché non avevo più niente da dire. Trovo che il mercato in questo momento sia così saturo che la tua voce non può essere sentita.

DA DOVE TRAI ISPIRAZIONE?

Da tutto, soprattutto dalle donne che vedo per la strada. Adoro osservarne i movimenti, il modo in cui si muovono. Amo individuare e scoprire le loro necessità, trovare soluzioni ai loro problemi. La mia grande passione è l'architettura e trovo che abbia delle cose in comune con il mio mestiere, come l'identificare i bisogni delle persone che vivranno all'interno delle abitazioni e creare una buona struttura, la giusta luce e la giusta circolazione. Credo che l'ispirazione che si cela dietro il mio mestiere sia un po' la stessa cosa. Osservare una donna e provare a comprendere le sue necessità, le sue esigenze... una borsa leggera, per esempio, che non faccia venire mal di schiena. Il mio obiettivo principale quindi è comprendere la donna di oggi. Bisogna semplicemente vivere al passo coi tempi.

QUAL È IL PROCESSO CREATIVO DIETRO LE TUE BORSE? DOVE SONO PRODOTTE?

Sento sempre il bisogno di lavorare su una problematica. Qual è il problema? Troverò una soluzione. Senza alcuna problematica il mio processo creativo è a un punto morto. Di solito è la funzionalità che comanda l'estetica e mai il contrario. Questo vuol dire lavorare pensando agli oggetti che si desidera inserire in una borsa.
Per quanto riguarda la produzione, abbiamo diversi laboratori a seconda delle competenze. Sono orgoglioso di affermare che noi abbiamo cercato i paesi con un certo know-how. Purtroppo in Francia questo si perde. Non ci sono tagliatori, per esempio.
Per questo ho un laboratorio in Marocco (il primo che ho aperto). In seguito, ne abbiamo aperto uno in Francia, e altri in Tunisia e in Italia. Infine, dopo cinque anni abbiamo aperto un laboratorio in India che collabora con il nostro laboratorio francese di Digione.

SMALLABLE COLLABORA CON MARCHI CHE HANNO UNO STAMPO ECOLOGICO E RISPETTOSO DEL PIANETA. POTRESTI PARLARCI DELL'IMPEGNO "GREEN" DEL TUO BRAND E DEL MARCHIO AGRICOUTURE?

L'ecologia è sempre stata molto importante per me ed è una filosofia che seguiamo fin dalla creazione del brand. Ne parlo molto poco perché non voglio che diventi un punto di forza, come per altri marchi. Penso che possa esserlo davvero solo se fossimo perfetti, ma siamo molto lontani dalla perfezione. Se volessimo essere perfetti non venderemmo borse. Oggi, il mio mestiere è quello di fare borse quindi come trovare delle soluzioni per limitare il più possibile i danni e ridurre al minimo l'inquinamento? Fin dall'inizio abbiamo utilizzato pellami di animali europei allevati all'aria aperta. Per me è davvero essenziale, mi spiego meglio: quando si acquista la pelle dal Brasile, bisogna sapere che gli incendi a cui abbiamo assistito l'estate scorsa sono appiccati da agricoltori che vogliono guadagnare più superficie per allevare le vacche. Queste hanno bisogno di spazio e di essere allevate all'aperto. In Brasile non ne è rimasto abbastanza. Ci sono 150 milioni di vacche nel paese, una quantità spropositata... Bisogna quindi stare attenti alla provenienza delle pelli che si acquistano ed evitare quelle di vacca provenienti dal Brasile. I miei agnelli vengono da Francia, Spagna e Inghilterra. Ai nostri clienti garantiamo che la pelle delle nostre borse proviene da animali a cui non sono mai stati somministrati antibiotici e che non sono stati malati.  Questo è molto importante, perché influisce sulla qualità della pelle ma anche sulla qualità dell'allevamento. Utilizziamo esclusivamente pelli di animali provenienti dall'industria agroalimentare. Tutto il processo di concia e colorazione avviene con prodotti all'80% vegetali. Cerchiamo sempre di utilizzare tinture vegetali, anche se a volte questo comporta delle differenze di colore tra le borse.

Inoltre, quest'anno abbiamo lanciato un'operazione insieme ad un'associazione che si chiama "Coeur des fôrets”, il cuore delle foreste, con lo scopo di rimboschire le regioni del mondo che sono state disboscate, specialmente dall'industria dell'olio di palma. Il settore della monda è al secondo posto al mondo per inquinamento. Inquiniamo davvero tanto, quindi è necessario essere più responsabili. Un cargo che parte da Le Havre e arriva a Shanghai inquina come un milione di automobili. Sono delle vere e proprie città galleggianti! Non mi sento proprio a mio agio con questa idea, cerchiamo di trovare delle soluzioni ma non siamo ancora perfetti. 
Bisogna dire che la pelle proveniente dall'industria agroalimentare è pari a 17 milioni di km quadrati ogni anno. Il più vecchio atto di riciclaggio al mondo è quello di utilizzare la pelle degli animali per fare dei vestiti. È quello che facevano gli uomini preistorici! Credo quindi che sia necessario lottare per gli animali, per assicurarsi soprattutto che vivano in buone condizioni. Ma trovo che sia ipocrita dire "la pelle non la tocco neanche" quando quella sintetica deriva dal petrolio... decisamente più inquinante! L'argomento è complesso ma abbiamo diverse soluzioni. È fantastico come siamo ormai in tanti a cercare di trovare una soluzione e spero che troveremo quella giusta. Oggi non ci siamo ancora arrivati, a parte dire alle persone di consumare meno e meglio piuttosto che acquistare capi fast fashion. È come con il cibo, bisogna fare attenzione. Non dobbiamo più mangiare Nutella anche se è così buona!

PERCHÉ TUTTE LE BORSE HANNO NOMI MASCHILI?

La verità? La prima borsa che ho realizzato aveva un manico troppo corto e un'amica è venuta nel mio ufficio a provarla. Ha infilato la borsa nel braccio e dato che il manico era così corto le stava schiacciata contro il seno, allora ho detto "vorrei tanto essere una borsa ahah" e così è nata l'idea dei nomi maschili.

COME SI SVOLGE UNA TIPICA GIORNATA DI LAVORO?

Arrivo in ufficio molto presto la mattina, tra le 7:30 e le 8:00. Durante la mattinata gestisco la società, leggo le e-mail, vedo il mio direttore amministrativo e finanziario e il mio reparto commerciale. Di pomeriggio chiedo di non essere disturbato e mi occupo esclusivamente della produzione. Dedico la mattina agli affari e il pomeriggio al prodotto. 

COSA TI PIACE DI PIÙ DEL TUO MESTIERE?

Gli incontri creativi. Per esempio, organizzare un negozio, scambiare idee con gli architetti, andare nei laboratori... 
 
CHE SOGNI HAI PER LA TUA AZIENDA?

Riuscire a fare le cose per bene, All'interno dell'azienda, vuol dire rendere felici le persone che lavorano qui e fare in modo che si divertano. Infine, credo che sarei molto orgoglioso di riuscire a sensibilizzare i miei dipendenti alle problematiche ecologiche. Tutti mi prendevano in giro quando ho cominciato più di quindici anni fa. La cosa più importante per noi non è crescere ma essere felici, e questo cambia completamente la prospettiva. Intendo dire che correre dietro i soldi non ha alcun senso, rendere la gente felice, questo ha davvero un significato! Trovo che, in generale, se le persone comprendessero che il solo scopo della vita è essere felici e fare del bene a chi ci circonda, non vivremmo in un mondo come quello di oggi, fatto di invidia. Ci sono diversi filosofi interessanti che riflettono su questo argomento. Persone come Pierre Rahbi ed ecologisti convinti che spiegano da cosa nasce la felicità, che basta anche piantare delle verdure e vederle crescere per essere felici!
Io faccio molto giardinaggio ed è questa la mia felicità. Piantare alberi, sapere che faccio del bene... Ci saranno sicuramente persone che penseranno che ciò che dico sia ridicolo, ma forse due o tre lo troveranno interessante. Trovo che sia importante trasmettere valori come la tolleranza e non soltanto il lusso, il denaro e la fama, perché non si può continuare così! Mi piacerebbe essere un contropotere.

UN FILM:
I ponti di Madison County. La storia d'amore più bella in assoluto.

UN LIBRO:
Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini mi ha colpito molto. Adoro anche Murakami.

UN RESTORANTE A PARIGI
Le Dauphin -  131 Avenue Parmentier


COSA TI PIACE FARE A PARIGI NEL TUO TEMPO LIBERO?

Quando non lavoro non sto a Parigi, vado subito a mettere le mani nella terra. Ho una baita nella foresta di Fontainebleau e una casa in Spagna dove passo le giornate in giardino. Non faccio altro, non vado a cena fuori o al mare. La megalomania dell'uomo distrugge la natura e quindi lavoro duramente per lottare contro questo ideale ed è molto complicato.

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Foto e testo Yasmina Pérez
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